«Un compromesso equilibrato a sostegno dell’economia reale»

Luca Davi intervista Roberto Gualtieri (Il Sole 24 Ore 05/12/2018)

 

Un «buon accordo», «più equilibrato» rispetto a quello approvato dal Consiglio lo scorso maggio, seppur «non perfetto». Roberto Gualtieri, presidente della Commissione Econ al Parlamento Ue, ha seguito passo passo la definizione del pacchetto bancario nel corso del Trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Un accordo finalizzato ieri dall’Ecofin e per cui oggi si dice «soddisfatto».

Perché è importante l’accordo approvato ieri?

Perché introduce una serie di misure che riducono i rischi nel sistema bancario europeo per renderlo più robusto e diminuiscono gli incentivi a comportamenti imprudenti i cui effetti possono poi ricadere sui risparmiatori e sui contribuenti. Allo stesso tempo era necessario evitare che le nuove norme avessero effetti controproducenti sull’attività bancaria sana volta al sostegno all’economia reale. Da questo punto di vista il testo approvato dal Consiglio lo scorso maggio era sbilanciato, e l’impegno del Parlamento è stato determinante per arrivare a un compromesso non perfetto ma comunque decisamente migliore e più equilibrato.

Cosa cambierà per le banche italiane?

L’elenco delle novità è lungo, e contiene misure che rappresentano un importante complemento ai più esigenti requisiti prudenziali compensandone gli effetti soprattutto per un sistema bancario votato all’attività commerciale come quello italiano. Si va dall’innalzamento della soglia dei prestiti che beneficiano del cosiddetto Sme supporting factor alla sterilizzazione degli effetti delle cessioni in blocco di Npl, novità che permetterà agli istituti di evitare una penalizzazione a fronte all’impegno concreto per la pulizia dei bilanci. Abbiamo avuto il riconoscimento a livello europeo della pratica della cessione del quinto, che porterà a una diffusione di questo modello sano ed efficace di credito al consumo rispetto ad altre pratiche più costose e rischiose.

La politica italiana è stata di supporto in questo processo?

Devo dire che in Parlamento europeo c’è stata una larga unità su questi punti al di là delle differenti appartenenze politiche. Anche la collaborazione con Bankitalia e Mef è stata importante.

Le banche italiane pagheranno inevitabilmente dazio sul fronte Mrel: le future emissioni “a rischio bail-in” saranno molte e, complice il maggior rischi Paese, anche costose.

Indubbiamente sui criteri per la definizione dell’ammontare e della natura del Mrel i miglioramenti che siamo riusciti a introdurre sono limitati. Proprio per questo era importante riuscire ad ottenere una sorta di “compensazione” sul lato dei requisiti di capitale. Adesso sarà decisivo il modo con cui il Srb attuerà la normativa, che va implementata con proporzionalità e gradualità. Altrettanto importante è che il governo corregga la manovra e determini una sostanziale riduzione dello spread in modo da consentire un ordinato svolgimento delle emissioni di titoli da parte delle banche.

Prossima tappa è la definizione del regolamento Npl. Che tempi ci sono? Domani voteremo in Parlamento un testo complessivamente equilibrato e sostenibile, che migliora la proposta della Commissione portando a nove anni il tempo per la copertura degli Npl secured e a tre quello per gli unsecured. Inoltre, abbiamo reso la curva assai più morbida, per evitare di dare incentivi negativi alle banche negli anni decisivi in cui e possibile salvare il rapporto di credito ed evitare di spingere il debitore verso il fallimento. Se si tiene conto del fatto che in una vivace dialettica con l’Ssm, che ha visto anche l’impegno del presidente Tajani abbiamo migliorato l’addendum della Bce ed evitato la sua estensione allo stock, possiamo dire che nelle condizioni date abbiamo fatto il massimo possibile.

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