IL PREZZO DEL POPULISMO di R. Gualtieri (Newsletter Eurodeputati PD 22-25 ottobre)

Non posso non aprire il mio contributo alla newsletter di questa settimana con una menzione speciale alla cinica irresponsabilità del governo italiano, che sta sfidando ogni logica di qualunque regola comune, per di più non per supportare la crescita e il lavoro, bensì per ripagare la propria campagna elettorale coi soldi e i risparmi dei cittadini italiani, concedendo l’amnistia agli evasori fiscali, aprendo la strada a un ennesimo regime di austerità  e rendendo ancor più dura la battaglia per un’Europa migliore e una maggiore condivisione del rischio.

Ciò va di pari passo con un problema su scala europea, di cui dobbiamo prendere coscienza: la mancanza di progresso nel completamento dell’Unione economica e monetaria è una grande responsabilità degli Stati membri. Coloro che non comprendono quanto importante sia per noi completare l’Unione bancaria, introdurre un sistema europeo di assicurazione contro la disoccupazione, imporre una tassazione equa ai giganti del web e migliorare la nostra capacità di investimento, ebbene coloro che non comprendono tutto ciò stanno commettendo un grave errore.

E’ stata, infine, la settimana nella quale il Consiglio europeo ha tratto le sue conclusioni anche in materia di Brexit, vicenda che si fa sempre più grave, mano a mano che il tempo a disposizione si esaurisce. Certo, questo Consiglio europeo non passerà alla storia.

Tuttavia, è innegabile che la responsabilità non possa che ricadere sul Regno Unito. Condividiamo in pieno l’analisi secondo cui nei negoziati non è stato raggiunto alcun progresso decisivo e non possiamo allora che fare nostra la decisione del presidente Tusk di non convocare un Consiglio europeo a novembre, a meno e a condizione che per allora siano fatti progressi decisivi.

Siamo vicini a raggiungere un accordo, ma al contempo ciò che manca è un elemento fondamentale, direi decisivo per l’accordo: ribadiamo che senza un backstop per la frontiera irlandese, il Parlamento non darà il suo consenso all’accordo di recesso. Non stiamo affatto chiedendo una frontiera nel mare d’Irlanda, ma un semplice, decentralizzato e pressocchè invisibile meccanismo alternativo che non intacchi l’integrità territoriale del Regno Unito.

Restiamo altresì aperti a tenere in considerazione altre soluzioni, quali un periodo di transizione prolungato e un’ampia unione doganale britannica, che renderebbero inverosimile l’applicazione di un tale backstop. A tal proposito, ci sentiamo di condividere appieno l’approccio tenuto dal Donald Tusk e Michel Barnier: siamo calmi, aperti e costruttivi, ma molto fermi sui nostri principi, quali i diritti dei cittadini, l’integrità del mercato unico e la protezione del Good Friday Agreement. E ovviamente saremmo pronti ad accogliere il Regno Unito a braccia aperte, qualora dovesse mai cambiare idea.

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