Infrazione certa, il governo abbassi i toni o si rischia nuova austerity (La Repubblica 07/10/2018)

(Intervista di Alberto D’Argenio, la Repubblica, 7 ottobre 2018)

«Salvini e Di Maio rischiano di portarci a una nuova stagione di austerità». L’allarme arriva da Roberto Gualtieri, europarlamentare Pd che da presidente della commissione economica di Strasburgo guida le audizioni mensili a Mario Draghi e Pierre Moscovici. Con i quali è in costante contatto. «Il Def — spiega — è un documento elettoralistico, promette una manovra espansiva che invece per la maggioranza degli italiani è una stangata: 3,6 miliardi di tagli nel 2019 e più di dieci di tagli o tasse nel 2020. Per non parlare della “tassa” Di Maio-Salvini di 18 miliardi da qui al 2021 bruciati in maggiori interessi».

Come giudica la bocciatura del Def della Commissione Ue?

«L’apertura della procedura d’infrazione è inevitabile, lo riconosce lo stesso Def sottolineando l’entità della deviazione (1,4%) dagli obiettivi previsti dalle regole. Ma una procedura di per sé non è un dramma, molti paesi sono stati in procedura, negli anni l’hanno subita, per scelta o per necessità, ma nessuno si è sognato di gridare al complotto e di insultare la Commissione. Il problema non è tanto la scelta di sforare i parametri: io stesso sarei favorevole a farlo per un piano straordinario di investimenti. Il punto è la composizione della manovra, che taglia i servizi e non sostiene la crescita, e l’atteggiamento irresponsabile con cui il governo gioca col fuoco».

Cosa vuole dire?

«Dobbiamo sommare alcune circostanze come il fatto che l’Italia ha un debito molto alto, il contesto internazionale incerto, la continua ricerca dello scontro da parte del governo e le troppe ambiguità sull’appartenenza all’euro. Tutto questo ha prodotto uno stato di fibrillazione molto preoccupante nei mercati e un totale isolamento dell’Italia nell’eurozona».

In Europa si teme che l’anno prossimo il deficit sarà al di sopra del 2,4% annunciato. Corriamo il rischio di avvicinarci al 3%?

«Vedremo la legge di Bilancio, ma nel Def molte stime e coperture appaiono ottimistiche così come la stessa previsione dei 18 miliardi in più di costo del debito rispetto a maggio non tiene conto del deterioramento degli ultimi giorni».

Juncker è stato attaccato per aver accostato l’Italia alla Grecia. La sua era una provocazione o un modo per segnalare all’opinione pubblica un rischio incombente?

«I fondamentali della nostra economia sono solidi e molto distanti da quelli della Grecia pre crisi e proprio per questo colpisce come il governo sia riuscito a creare tensione e preoccupazione sui Btp. Servirebbe più umiltà perché nessuno vuole che la situazione sfugga di mano. Qui ne va degli stipendi e dei risparmi di 60 milioni di italiani temporaneamente amministrati da Salvini e Di Maio che dovrebbero sentire il peso di questa responsabilità».

A lungo andare teme che l’Europa ci imponga un programma di salvataggio con tanto di troika?

«I programmi di assistenza finanziaria li richiedono gli Stati in difficoltà e semmai il problema è se gli altri paesi accettano di approvarli e a quali condizioni. Noi tutti speriamo che la campagna elettorale dei vicepremier non ci porti a questo punto e a una nuova e lunga stagione di austerità della quale nessuno sente il bisogno: abbiamo già dato. Per questo è ora di abbassare i toni».

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *