Gualtieri: La vigilanza si allinei a Bruxelles – intervista a R. Gualtieri (Il Sole 24 Ore 16/03/2018)

La Vigilanza Bce ha lavorato nella «giusta direzione», apportando giuste modifiche al testo iniziale dell’Addendum. Tuttavia, dice Roberto Gualtieri, presidente della Commissione Affari economici dell’Europarlamento, è «singolare che Francoforte abbia mantenuto aspettative che  sono diverse da quelle della Commissione», ad esempio sull’orizzonte di svalutazione totale o sul bacino di Npl oggetto delle misure. Ecco perchè dopo che la proposta della Commissione diventerà legge, «ci attendiamo un allineamento da parte della Vigilanza».

Presidente Gualtieri, la battaglia tra Bruxelles e Francoforte non è ancora finita?

Esamineremo il testo con attenzione sotto il profilo giuridico.  Va di sicuro riconosciuto che, grazie all’iniziativa del Parlamento, ci sono stati alcuni rilevanti miglioramenti rispetto alla bozza iniziale.

Quali in particolare?

Anzitutto, è venuto meno il meccanismo “comply or explain”: se, nel testo originale dell’addendum, il rispetto delle regole sulle svalutazioni era stato posto in termini generali, ora spetterà alla Vigilanza l’onere di valutare le ragioni per cui la banca si discosta dalle aspettative. Inoltre, se prima i motivi per cui potersi discostare dalle regole erano limitati, ora la banca ha spazi per muoversi come meglio ritiene, e alla Bce spetterà il compito di valutare, chiedere chiarimenti ed eventualmente maggiore accantonamenti, in quello che si prospetta come un dialogo banca per banca. Altro aspetto positivo è l’introduzione di periodo di grazia di tre anni. Tutto ciò conferma la bontà delle nostre critiche.

Rimane il fatto che tra la proposta della Commissione e le aspettative della Bce permangono non poche discrasie. Sui crediti garantiti voi proponete una svalutazione più morbida in otto anni, la Bce auspica accantonamenti progressivi in sette anni. Non c’è il rischio è di creare caos sui mercati?

Non c’è dubbio che ci sia il rischio di fare confusione. Per questo confidiamo che il periodo di grazia di tre anni, una volta approvato la proposta Ue in Parlamento e al Consiglio, permetta alla Vigilanza di allineare le norme alle indicazioni della Commissione. È impensabile che il testo della Bce non si adatti alla procedura legislativa.

È possibile che ci sia un ricorso alla Corte Ue?

Senza scomodare la Corte, la Commissione potrebbe richiamare la Vigilanza con una comunicazione interpretativa, qualora non si adeguasse alla proposta legislativa.

Anche il testo della Commissione d’altra parte potrebbe essere corretto nel frattempo nel suo iter legislativo.

Nella proposta della Commissione restano alcuni punti critici su cui vogliamo porre modifiche. Tre i punti su cui serve intervenire. Il primo è quello delle esposizioni unlikely to pay non garantite in cui  il debitore continua a pagare: non ha senso prevedere un azzeramento del valore del prestito in due anni, perché così facendo si incentiverebbe la scelta di mandare in default un rapporto “vivo”. Di fatto, quando ci si trova in una condizione di un debitore “going concern” meglio avere avere più tempo per la svalutazione, 4 anni ad esempio. Inoltre, per quello che riguarda  i prestiti garantiti, quando il collaterale è di un valore  riconosciuto da perizia esterna, azzerarlo completamente è sbagliato: pensiamo a un immobile di pregio come sottostante. Infine, servirà agire sulla data di entrata in vigore della normativa: potrebbe aver senso legarla alla definitiva approvazione del provvedimento, anzichè renderla retroattiva.

Ora che le misure sugi Npl sono realtà, non pensa che vengano meno gli alibi con cui si frena il percorso verso la garanzia unica sui depositi?

Fino ad oggi in Europa si è ragionato solo sulla risk reduction: con queste proposte riteniamo chiuso il capitolo, sebbene sul tavolo rimanga il tema dell’analisi degli asset level2 e level3. È inaccettabile alcun riferimento ancora allo stock esistente di Npl e al tema del  rischio sovrano. Del resto, come ha detto il vice presidente dell’esecutivo Ue Valdis Dombrovskis, il pacchetto va oltre il piano di azione approvato dai governi nel giugno del 2016. A questo punto serve guardare avanti in vista del completamento dell’unione bancaria, con la creazione di una garanzia unica dei depositi, che va approvata entro la legislatura.

Luca Davi

Leggi l’intervista integrale pubblicata su Il Sole 24 Ore del 16 marzo 2018

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