Cooperazione integrata e impresa sociale, il ‘Made in Italy’ per un’Europa dei diritti di cittadinanza

Oggi ho visitato le strutture della comunità Capodarco a Roma e Grottaferrata, incontrando gli operatori del settore e gli ospiti delle comunità e ascoltando idee e proposte sulla cooperazione sociale.

Ci stiamo battendo per costruire un’Europa che valorizzi e rilanci il proprio modello sociale. In questo quadro il terzo settore e la cooperazione sociale devono avere un ruolo centrale in un’Europa della solidarietà capace di sostenere le azioni concrete sui territori.

Occorre andare oltre il concetto di laboratorio protetto, sostenendo le esperienze e le buone pratiche delle nostre realtà. In questo senso il modello della cooperazione sociale italiana è un esempio da esportare in Europa. L’approccio alle questioni delle disabilità e il contributo degli operatori del Terzo settore vanno valorizzati a livello europeo.
Dobbiamo portare lo sforzo della cooperazione sociale e dell’inclusione attiva al cuore delle politiche europee. È significativo che la direttiva appalti così come recentemente approvata dal Parlamento europeo riconosca il ruolo centrale di questo settore, prevedendo misure a favore delle imprese sociali che impieghino lavoratori disabili o svantaggiati.

È necessaria una correzione di rotta nella politica economica europea. L’edificazione di una dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria con la definizione di parametri sociali vincolanti saranno le principali sfide della prossima legislatura. Solo investendo efficacemente in politiche per la crescita attente alla solidarietà e all’inclusione sociale potremo rendere l’Europa uno spazio dei diritti di cittadinanza, per costruire concretamente un’Europa migliore.

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